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00 Concrete utopia – from utopia to real estate
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Via Ventura. Il dietro le quinte
 

Un’intervista con Anna Galtarossa, artista, e Andrea Lissoni, curatore

Anna Galtarossa e Daniel Gonzalez hanno creato Chili Moon Town, un’opera site-specific che apparirà a Città del Messico, sul Lago Chapultepec, il 24 aprile 2007, per poi spostarsi a Los Angeles e a New York. Chili Moon Town è una fantastica città galleggiante e circumnavigabile, una sfavillante opera di arte pubblica di cui poter essere parte grazie ad un inedito progetto immobiliare.
Ne abbiamo parlato con il curatore, Andrea Lissoni, e con Anna Galtarossa, l’artista che, insieme a Daniel Gonzalez, sta dando forma a questo utopico progetto.

Chili Moon Town Tour Real Estate Party, 1 aprile 2007







Che cos'è Chili Moon Town?
Anna Galtarossa. Quest’opera è nata l'anno scorso a Città del Messico. Daniel Gonzalez era lì per fare una performance per la fiera d’arte contemporanea, e io sono andata a trovarlo. Era la prima volta che andavamo a città del Messico, e siamo rimasti sconvolti dall'energia della città. Una sera eravamo ad una festa sul Lago Chapultepec, e abbiamo deciso che quel lago nel cuore della città sarebbe stato la materia della nostra collaborazione artistica.

Perche’ Citta’ del Messico?
AG. Città del Messico è stata fondata su un isolotto in mezzo ad un lago, che adesso non esiste più: ci siamo ispirati a questa storia e abbiamo deciso di fondare una nuova città, una città galleggiante. È stato un colpo di fulmine!

Andrea Lissoni. Chili Moon Town è una città vera e propria, larga 8 metri, lunga 8 metri, alta nella sua punta più alta 8 metri. Galleggia sull’acqua, sostenuta da una base di barili. E’ una città che appare e scompare: ha una vita molto breve.

 

 
 


Citta’ permanente o effimera?
AL. Nonostante sia una scultura di dimensioni impegnative, ha una vita effimera: esiste nello stesso posto solo per una settimana. Sarà a Città del Messico in aprile, poi si sposterà a Los Angeles e quindi a New York. Ha uno skyline tipicamente nordamericano, anche se balengo, bislacco e lunatico: da qui il nome Chili Moon Town. Ha una parte interna, invisibile dall’esterno, che è il cuore segreto della città. La città si potrà penetrare, in barca: ci si potrà avvicinare, entrare nel ventre segreto, un luogo che emana leggende e racconti. Chili Moon Town si porta dietro una serie di vicende che riguardano l’arte ma anche i desideri, ne sono parte il suo carattere utopico e la sua estrema dimensione onirica.

 





 


Come nasce il progetto?
AL. Nasce perché ci sono 2 persone che immaginano di fare una città e riescono a farla, in modo completamente indipendente. E’ un sogno imponente che magicamente si realizza. La cosa bizzarra di Chili Moon Town è che la sua immagine comincia a circolare, a vedersi sempre di più. Entrerà così a far parte dell'immaginario delle persone che la vedranno, e saranno penso veramente molte: un dato importante di cui bisogna tenere conto è che il Lago Chapultepec è un luogo di riferimento per gli abitanti di Città del Messico, un luogo di svago dove durante il fine settimana ci sono quasi un milione di persone. Per cui è probabile che Chili Moon Town diventi un episodio importante nella memoria collettiva di parte degli abitanti di Città del Messico, assumendo probabilmente un carattere quasi di leggenda urbana.

Andrea, in qualita’ di curatore, sei in grado di darci delle chiavi interpretative privilegiate?
AL. Come per tutte le opere ricche e profonde, ci si possono scoprire molte potenziali dimensioni critiche, o possibili interpretazioni. Che un po’ sono state progettate, ma che in gran parte si sono generate man mano che la città prendeva forma. Anna e Daniel stanno facendo vivere intorno alla città varie narrazioni, quasi mitologiche; che si manifestano poi in una serie di performance. Possono sembrare eventi quasi farseschi, che avranno luogo a Città del Messico, ma sono gli attivatori dell’impalcatura narrativa intorno alla città.
L’opera ha anche alcuni aspetti direi simbolicamente importanti, perchè toccano questioni, o meglio nodi critici di carattere politico e questioni e nodi critici relative al mercato dell'arte, specie nella sua attuale congiuntura.

E l’elemento di mobilita’, ci sembra che sia una parte importante dell’insieme…
AL. Infatti, la città si muoverà dal Messico agli Stati Uniti, facendo tappa a Los Angeles per arrivare a New York. E’ forse interessante il fatto che una città balenga, con una forma vagamente nordamericana, compaia prima in Messico e poi si muova verso gli Stati Uniti, portandosi dietro tutto l'immaginario di quel movimento migratorio verso gli USA che è il sogno per eccellenza della cultura messicana.

 

 
 


Ci puoi parlare anche della parte immobiliare del progetto?
AL. Si. Esiste un progetto immobiliare dietro alla città: gli appartamenti, i palazzi di Chili Moon Town sono in vendita. la Chili Moon Town Tour Real Estate è un’ agenzia immobiliare grazie alla quale collezionisti e investitori possono comprare parti della città, dai posti barca a interi edifici. Questa sera, qui in via Ventura, ci sarà una festa durante la quale chi vorrà potrà comprare gli appartamenti ancora disponibili. Finora abbiamo venduto quasi metà della città: e, in questo modo, l’opera si autofinanzia.

AG. Abbiamo inventato il progetto immobiliare per cercare di coprire i costi, perchè non volevamo legarci ad uno sponsor, e di base nè io né Daniel siamo artisti famosi, per cui nessuno ci avrebbe mai dato 200 mila dollari per iniziare un progetto. Così abbiamo cominciato a pensare ad un modo per coprire le spese effettive, e per poter coinvolgere altre persone nella realizzazione del progetto. Normalmente il modo per chiedere dei soldi a qualcuno è dare qualcosa in cambio: noi diamo in cambio un sogno, in forma di scultura.


   
 


Quindi si possono comprare gli edifici, gli spazi?
AG. Gli appartamenti di Chili Moon Town sono in vendita, e la gente li può comprare. Poi, in base all'investimento che le persone fanno, diamo in cambio sculture che sono nuove edizioni o variazioni dell'opera originale, decorate a mano con brillantini, pelo, paillettes... Ad esempio chi compra le penthouse, che sono gli appartamenti più costosi, ha in cambio una chiave fatta a mano, grande 50 cm, in edizione limitata.

Quanto costano gli appartamenti?
AG. Le penthouse costano intorno ai 2200 euro, la più bella sui 3000. Invece il pezzo più economico sono i posti barca, che costano 120 euro. Chi compra, riceve uno stradario personalizzato su cui abbiamo tracciato a mano il percorso che farà Chili Moon Town dal Messico agli Stati Uniti. Ma soprattutto tutti quelli che comprano avranno il loro nome sul sito accanto al loro appartamento. Poi ogni volta che la città verrà montata nelle 3 tappe, sarà distribuita una mappa della città con i nomi di tutti gli inquilini accanto alle loro proprietà, così chi sale in barca per visitare la città potrà sapere di chi sono i palazzi, e gli inquilini potranno vedere le loro finestre…

 

   
 


Qual è il significato metaforico di questo progetto immobiliare?
AL. Il progetto immobiliare ha per noi un valore ironico e visionario: ovviamente sappiamo benissimo a che punto è il mercato dell'arte oggi, quanto rappresenti in termini simbolici l'arte contemporanea in questi ultimi anni. Anche da questa visione nasce l'idea del sostegno all’opera attraverso la metafora degli investimenti immobiliari. Sappiamo bene quanto nelle città reali un'area urbana può accrescere il proprio valore immobiliare a partire dal fatto che ci sono artisti che ci si installano o per l'apertura di gallerie: è il classico fenomeno delle agglomerazioni indotte, dei distretti culturali che generano valore commerciale. In Chili Moon Town questo meccanismo è rovesciato.

In che senso e’ rovesciato?
AL. Nel senso che noi mettiamo a disposizione un oggetto fortemente visibile, simbolicamente molto rappresentativo, ad una comunità allargata, non ad una comunità ristretta. E invece di proporre un investimento specifico e ristretto su un'area che chissà come potrà essere rivalutata fra 10 anni, lo facciamo su un'intera città che di fatto non esiste, o meglio, esiste nella sua forma di scultura. Tuttavia nessuno ne può trarre un beneficio residenziale, ma solo un beneficio di appartenenza, che poi è il valore che tutti vorremmo ci fosse sempre nelle città: appartenenza e condivisione in una comunità.

E’ una coincidenza la scelta di essere oggi in via Ventura? In effetti via Ventura vive delle stesse dinamiche immobiliari che voi descrivete...
AL. E’ una “straordinaria” coincidenza. Questo perché la prima persona che ha creduto veramente in questo progetto è stato Mariano Pichler, che ha deciso di investirci, ed è stato anche quello che ha acceso l'intensità per farla partire a tutta velocità, perchè quest'opera richiede una voglia, un impegno, un desiderio e soprattuto una velocità d’azione quasi furiosa.

Curioso – ma forse non casuale – che tutto questo avvenga in via Ventura…
AG. Si, proprio cosi’. Quando si è deciso che si poteva dare vita ad un evento di comunicazione ma anche di vendita, il fatto che fosse stata individuata e resa possibile via Ventura ci sembrava la più splendida metafora e il posto più pertinente. Inoltre, l’opera alla fine del suo percorso, ritroverà questi luoghi….
E’ però anche interessante il fatto che visivamente l’opera attivi un immaginario che non è quello classico che avviene in questa sede, facendo irrompere un’atmosfera, che è poi quella di Chili Moon Town , molto più famigliare… stiamo letteralmente attaccando pesci di carta alle pareti…


   
 


Come funziona il meccanismo produttivo di Chili Moon Town ?
AL. A questo progetto lavora un aggregato umano inaspettato: credo che adesso ci siano almeno 50 persone coinvolte nella sua realizzazione, con dei ruoli di lavoro effettivo, dal lavoro artigianale alla progettazione.
La dinamica umana è simile a quella della produzione di un film, in cui una serie di persone con diverse competenze si aggregano per costruire un progetto in cui credono.
Alla fine la storia del coinvolgimento di queste 50 persone assomiglia a quella della fondazione di una città: qualcuno decide di fondare un posto e tutti gli altri si aggregano per energia, per volontà.

AG. E’ una partecipazione che si basa sull'entusiasmo, perché in realtà di persone pagate ce ne sono ben poche! Abbiamo pagato l'acciaio per la struttura grazie a Mariano Pichler, che ha comprato un grattacielo intero: la struttura è fatta con 10 tonnellate di acciaio, che poi rivestiamo di vinile, di paillette, di brillantini e di altri materiali. La cosa incredibile è che abbiamo avuto un'idea impossibile, la stiamo realizzando in un tempo impossibile, lavorando in condizioni allucinanti… solo in Messico avremmo potuto farlo.

Un progetto come questo potrebbe essere fatto in Italia?
AG. Credo che in Italia nessuno ci avrebbero mai dato il permesso di far galleggiare qualcosa in un lago, adesso però che lo stiamo facendo in Messico, abbiamo già tutti i permessi pronti per farlo in ogni parte del mondo.

 

   
 


Che rapporti avete con gli inquilini di Chili Moon Town , con i proprietari degli appartamenti?
AG. La cosa fantastica è che si sta formando una comunità fra le persone che comprano gli appartamenti. E’ un fenomeno che è nato da solo, noi cercavamo solo un modo di coinvolgere la gente e farla sentire partecipe del progetto, cosa che è importantissima per noi. Stiamo organizzando la prima riunione condominiale di tutti i proprietari in Messico, non so esattamente quando.

Come funzionera’ questa “riunione di condominio”?
AG. Organizzeremo un cocktail party per farli conoscere fra di loro, perchè chiedono di conoscersi, vogliono sapere chi è il loro vicino, chiedono se possono portare il cane, se da fastidio, se fa rumore… Ci stanno scrivendo delle lettere bellissime, penso che le includeremo prima o poi in qualche catalogo. Abbiamo scatenato i sogni delle persone, è molto bello.

Parte del funzionamento di Chili Moon Town ha a che fare con il virtuale: esiste un riferimento ai mondi che si aggregano in rete, come Second Life?
AL .È abbastanza buffo, di questa cosa ci siamo accorti in corsa. In effetti la dinamica è molto confrontabile con quella di Second Life, però non credo ci avessimo mai pensato prima, è una coincidenza piuttosto casuale.

AG. Prendiamo gli alieni di internet, come sono stata io stessa, e li tiriamo fuori, li portiamo nel mondo vero e gli facciamo vedere cos'è un sogno, e cosa significa realizzarlo.

 

   
 


Come avete lavorato per costruire Chili Moon Town ?
AG. Sia io che Daniel amiamo lavorare in un’atmosfera famigliare, in cui gli affetti sono molto importanti. Ci facciamo sempre aiutare da parenti, zii, cugini, nipoti… lui si fa fare i pon-pon da sua mammma, io mi faccio incollare le paillettes da mio nipote. Ci circondiamo sempre di potenza emotiva perchè lavoriamo sempre con e sui sentimenti, è una linea sottile che non vogliamo mai interrompere. E’ anche per questo che stiamo lavorando in Messico, è un paese che sprigiona una grande forza emotiva. Quello che stiamo cercando di fare è costruire un sogno messicano che poi viaggerà per l'America.

Quest’opera è un simulacro, la rappresentazione di un immaginario. Che rapporto c'è fra arte, immaginario collettivo e realtà? Quale tipo di cortocircuito?
AL. Personalmente penso che ci sia un grosso lavoro da fare oggi (ed è un lavoro che sto provando a impostare come ricerca), ed è cercare di capire quali sono gli immaginari contemporanei legati alla forma delle città. Il che non vuol dire banalmente come la città viene raccontata in video o in fotografia, ma vuol dire tutto quello che dentro e sotto la città fa in modo che alcune parti di quella città, alcuni distretti, alcuni quartieri, alcuni suoi brani, per voce di interstizi creativi diventino immagine, e quindi generino quello che poi si chiamerà immaginario.

Riesci a farci qualche esempio?
AL. Banalmente: negli anni 70, a Los Angeles, per colpa di una siccità incredibile un gruppo di ragazzi decide di occupare temporaneamente una serie di piscine e di trasformarle in inediti skate park all'aperto. Quei ragazzi certo non si potevano immaginare che quel loro gesto avrebbe generato un immaginario di riferimento per una cultura che si sarebbe diffusa in tutto il mondo, 25 anni dopo. Cercare di capire come quei fenomeni che sono fenomeni aggregativi, con un forte coefficiente di valore artistico, interagiscono con l'immaginario collettivo, è una sfida straordinaria. L’arte in apparenza sembra molto staccata dal reale; in realtà ci sono alcuni artisti che sono creatori, produttori o condensatori di immaginario, funzionano un pò come dei laboratori, e la cosa meravigliosa è che questi artisti continuano ad esistere, in alcuni casi a resistere, ma senz'altro creano e producono immaginario.

   
 





E in questo caso?
AL. Nel caso di Anna e Daniel la questione è evidente: sicuramente c'è un immaginario che prende forma in relazione al luogo in cui Chili Moon Town si trova, che è Città del Messico, e questo riferimento esterno interagisce con le forme che provengono dall'immaginario personale di Daniel e di Anna. Non si può, ma forse è bello anche questo, vedere l'interno della città, che volutamente rimane segreto e si può solo vedere dal vivo, perchè è in qualche modo l'immaginario segreto e nascosto, la sottotraccia di quest’opera, che poi scatena un fenomeno di condivisione visuale. Per cui se dovessimo dire, rispetto a quest'opera, quale immaginario è in gioco, credo che sia abbastanza evidente che c'è un immaginario meticcio, aperto, un forte senso di condivisione e una necessità di incontro, una volontà di superare tutta una serie di fratture e di sperequazioni sia sociali che simboliche.

Tornando al generale? Ovvero, dalla nostra Chili Moon Town al mondo nel suo complesso?
AL. Se mi chiedete quale relazione c'è fra arte e immaginario, è una relazione che c'è e ci sarà sempre: ci sono artisti che lavorano su quella corda e su quella dimensione, così come esistono altri artisti che si occupano di questioni che riguardano più specificatamente lo stato dell'arte, le strutture (e che personalmente mi interessano di meno, ma che osservo con interesse….ma questa è una questione legata alla mia formazione, al mio background). Comunque la relazione fra immaginario e realtà è una relazione sempre fertile, ed è interessante esplorarla e metterla in luce, perchè poi è la relazione che disegna il modo in cui le persone abitano la città e il modo in cui si comportano al suo interno.



   
 
   
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